La psicoterapia nella propria lingua madre

Posted by on 4 September 2014 in Blog | 0 comments

Per scelta, necessità o voglia di sperimentarsi in un contesto diverso, vivere all’estero è diventata una realtà sempre più frequente negli ultimi anni. Molte e sempre più sono, infatti, le persone che guardano anche oltre il confine nazionale alla ricerca di opportunità di lavoro, vagliando la possibilità di trasferirsi in un altro Paese. Le società occidentali, e quella londinese ne è un esempio ormai consolidato, sono così sempre più multiculturali, con persone provenienti da contesti e Nazioni differenti che vivono e lavorano insieme. Ma cosa accade in questa stessa società multiculturale quando si entra in una dimensione più privata, quando ad esempio la persona si ritrova a vivere un momento di difficoltà personale, come può essere un lutto, la fine di una relazione importante o una seria difficoltà lavorativa? Cosa fare e a chi rivolgersi? In simili circostanze, come dice Peter Rober “we are different, but in a sense we are the same” a sottolineare come questi siano per chiunque eventi ad alto livello di stress, che trascendono la nazionalità di appartenenza e che possono mettere la persona in serie difficoltà, dato che le coordinate del suo mondo affettivo, relazionale o lavorativo sono improvvisamente cambiate ed è doloroso farci i conti. In questi momenti di difficoltà le persone arrivano a chiedere aiuto e supporto nei modi e nella forma che ritengono più idonee per sé. Rivolgersi ad uno psicoterapeuta è una di queste e dà la possibilità di ritagliarsi uno spazio in cui elaborare la propria sofferenza, cercando poi un modo per ripartire.

Ma cosa il contesto multiculturale comporta per gli psicoterapeuti? E cosa offre in più per possibili pazienti?

Lo psicoterapeuta che si trova a lavorare in un contesto multiculturale è tenuto per etica e vincoli professionali a mantenere neutralità e una “respectful curiosity” verso le differenze culturali (Falicov, 1995). Sulla base di un “sense of shared humanity”, egli è interessato alla persona che ha di fronte non in quanto rappresentante di una certa cultura, ma in quanto essere umano che combatte e cerca di condurre al meglio la propria vita. Questa posizione permette al terapeuta di lavorare con individui di provenienza eterogenea, senza da una parte dimenticare il proprio contesto di provenienza, ma senza neanche che questo diventi un limite nella relazione terapeutica. Dall’ottica del paziente, invece, una realtà multiculturale offre anche la possibilità di fare una terapia nella propria lingua madre. Ciò gli consente da un lato, di fare un percorso terapeutico con una persona che condivide lo stesso contesto culturale di provenienza e, dall’altro, gli permette un accesso più diretto alla propria emotività evitando di dover tradurre i propri vissuti e pensieri in una seconda lingua. Infatti, come diceva Mandela: “Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore.”